100/120 e carta 90/130 Passatina
di ceci con gamberi. Minestrone asciutto di tonno. Maialino
di cinta senese al mirto.
L'eleganza sobria di un locale storico, sul porto di San
Vincenzo, riflette i caratteri di una cucina raffinata e
fantasiosa che ha saputo però rimanere solida e concreta.
dal gambero rosso
Il 2002 è stato un anno di decisioni importanti: dismessa
una delle due sale, tolti un paio di tavoli all’altra
(sicché inutile dire che senza prenotazione è quasi
impossibile trovar posto), congedati alcuni dei
collaboratori storici del locale. In tutto questo le nostre
varie visite ci hanno mostrato Fulvio Pierangelini ai suoi
massimi di sempre. Lo sottolineiamo con piacere, perché
capita ogni tanto che grandi chef vivano di rendita,
riducendo a routine i piatti da loro stessi creati: al
Gambero Rosso, per fortuna, questo non succede. Citiamo due
classici riassaggiati l’ultima volta: l’insalata di
trigliette, che eravamo convinti realizzata con una ricetta
diversa tanto era nuova e viva nei suoi sapori, e
l’immortale passatina di ceci e gamberi, che forse non
avevamo mai degustato così buona. Ed ecco allora la nostra
ultima esperienza che, partendo dal menu degustazione (sette
portate a un prezzo di grande correttezza, bonus), si è
allargata fino a una sorta di gioioso excursus nell’opera “fulviana”.
Abbiamo iniziato con una polpetta di bianchetti per poi
proseguire con una mousse di baccalà e tartufo bianco e un
piccolo flan di carote e fave (splendido). Ecco poi le già
citate, ed elogiate, insalata di trigliette e passatina; per
i primi un incredibile minestrone asciutto di tonno e un
risottino con fegato di piccione, intramezzati da un
divertente e provocatorio maccherone (sì, al singolare) col
ragù di pesce. Ineccepibile, quindi, nella sua apparente
semplicità, il parago con carciofi su un purè all’olio
d’oliva: sapori netti ma perfettamente armonizzati tra loro.
Non abbiamo saputo rinunciare poi ad un altro classico, il
piccione, né al sontuoso carrello di formaggi, ben
accompagnato dall'apposito pane fatto in casa (bonus).
Dall’ampia carta dei dessert abbiamo scelto il semifreddo al
torroncino e i fichi al forno con gelato alle spezie, anche
questi molto buoni, che ci hanno portato ai cioccolatini e
alla piccola pasticceria del commiato (bonus). Nonostante
ogni apparenza, ci siamo alzati leggeri, perché l’arte di
Pierangelini è anche nel saper rapportare ogni ingrediente
alle portate e ogni portata al menu complessivo; in tutto
questo aiutati anche da vini eccellenti, scelti da una carta
enciclopedica di cui non si finiranno mai di elogiare i
prezzi onestissimi (altro bonus strameritato).