A Bellaria la riscoperta dei sapori della Romagna.
Miracolo a Bellaria.
Nella cittadina più a nord della provincia di Rimini, dove a fronte di
una cultura gastronomica popolare molto forte, la ristorazione locale
non ha mai brillato, abbiamo scovato una piccola stella. Una stellina
di passione e di tradizione, un luogo semplice, senza fronzoli,
popolare, ma attento ai sapori delle campagne e del mare. Non
aspettatevi un grande ambiente né grandi piatti entrando all'osteria
Da Gianola ma lasciatevi coinvolgere dal calore del grande camino con
griglia a vista nella sala d'ingresso. Non sembra neppure di trovarsi
tra i condomini cittadini della zona dietro al comune di Bellaria, ma
in qualche trattoria di campagna.
Sedetevi ai tavoli rustici apparecchiati con le tovaglie a stampa
romagnola, leggete lo spartano menù, scritto a mano su carta gialla,
un po' consunto, ma chiaro e completo. Nelle ultime pagine anche le
proposte di vini: poche bottiglie, tutte regionali, senza vette, ma
tutte buone. Una scelta azzeccata, sufficiente ad accompagnare la
cucina. Cucina popolare, nata da radici bellariesi profonde e da uno
sguardo all'entroterra, all'appennino cesenate in particolare.
Domenica sera non c'è il pesce o quasi: "È quello di venerdì,
preferiamo non servirlo. Usiamo solo il fresco" È una frase
semplicissima che avremmo voluto sentirci dire tante volte, anche in
luoghi più raffinati e blasonati di questo.
Partiamo con gli antipasti misti: piccoli crostini saporiti con
carciofi, melanzane e altre verdure (l'unico scivolone: quello con i
porcini tartufati dal sapore da supermercato), selezione ricca e
golosa di salumi tradizionali, tradizionalissimi (da assaggiare la
coppa e il salame di testa) accompagnata da una piadina veramente
unica. Sì, sulla piada di questa osteria c'è da soffermarsi in
religioso abbandono: alta, cotta alla perfezione, fragrante, povera,
buonissima e morbida anche quando si raffredda. Seguono i formaggi,
una scelta di semplici pecorini fossa di Sogliano compreso
accompagnati da fichi secchi e noci. A parte la tradizionale mostarda
romagnola e le marmellate di fichi e di sorbe: un monumento casalingo
alla campagna.
Sui giornali si scrive sfortuna, nella realtà è sfiga: l'unico primo
con la panna orrore! l'abbiamo ordinato noi. Si tratta dei
tortellini (che buoni, fatti a mano) con le noci. Una bella idea.
Peccato che la panna uccida tutti i sapori. Un posto così non merita
un piatto così (che pure, ci dicono, è molto richiesto). Consolano, e
come se consolano, le tagliatelle con il capriolo. La cacciagione
viene tutta dall'Appennino cesenate.
Le fanfare della tradizione casalinga risuonano forti nel sugoso e
aromatico baccalà in umido con le patate e nella ricca e impeccabile
trippa. In alternativa cacciagione in umido, carni e baccalà alla
griglia e, in altre giornate, pesci dell'Adriatico provenienti
direttamente dal porto di Bellaria.
Peccato che il caramello copra troppo la delicatezza del latte brulé,
perché, pescando col cucchiaio da sotto, siamo di fronte ad una crema
dal sapore antico, cotta sotto la cenere.
Spesa a tutto pasto sulle 50.000 lire compresa una discreta bottiglia
di vino da dividere in due. Noi siamo rimasti piacevolmente sorpresi
dal pastoso Sangiovese delle colline di Cesena della giovane azienda
Montelorenzone. Ci sono anche tre menù degustazione, dalle 35.000 alle
65.000 lire, e - da segnalare positivamente - non si paga il coperto.
|