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a "IL GHIOTTONE VIAGGIATORE
Ristorante INDIA "IN TUTTI I SENSI"
L'India che si incontra al ristorante India di Bologna .
Non siamo mai stati in India e conosciamo poco della gastronomia
di quell'immenso paese. Sappiamo - perché l'abbiamo
letto sui libri - che da Delhi a Madras convive un crogiolo
di tante cucine differenti che spesso neppure s'incontrano
né dialogano tra loro. Un po' come succede tra le varie
componenti etniche e religiose che popolano il subcontinente
asiatico. Ma l'India che si incontra al ristorante India di
Bologna (in via via Nazario Sauro, una traversa di via Ugo
Bassi in pieno centro - tel. 051/271095) è un'altra:
suggestiva, ricercata, imponente, golosa, affascinante come
un romanzo di Salgari.
L'ingresso del locale è maestoso e vi introduce in
un'atmosfera orientaleggiante resa ancor più credibile
dal personale di sala e di cucina, tutto indiano. Ci sono
due sale da pranzo. Una più grande e comoda e una più
piccola con vista sulla cucina. Cercate di sedervi qui, di
fronte ai cuochi che armeggiano con il forno tandoor strumento
essenziale della cucina Tandoori, una delle due servite nel
locale. Il forno tandoor è un cilindro di argilla dove
il carbone brucia sul fondo. Alle pareti il cuoco appiccica
i pani - Nan - che quando sono cotti si staccano... ma non
precipitano sulla brace perché vengono raccolti al
volo e serviti in un gioco d'abilità di grande fascino.
Pani non levitati, semplici, croccanti, aromatizzati alla
menta, ripieni di verdure... Una bontà che vi farà
dimenticare gli stantii Pappadam (croccantini di ceci ben
poco croccanti) che vi avranno portato al tavolo appena arrivati.
Ammirate il cuoco infilzare melanzane e polli su spiedi giganti
e infilarli nel magico forno. Entrate nella dimensione asiatica
che il ristorante riesce a proporre con grande maestria. Perdonate
la lentezza del cameriere, non chiedete un secondo bicchiere
per l'acqua (ve lo portano ma vi guardano con stupore), apprezzate
i tavoli nudi, di formica, originali, senza tovaglie che ricordano
tanto qualche ambientazione del film Gandhi di Richard Attemborough.
Guardatevi intorno e consultate il menu che propone, oltre
alla cucina Tandoori, la ricca cucina Mughlai: gli speziati
cibi dei Maharaja, nati, gastronomicamente, nell'India settentrionale
sulla scia dei sapori di tradizione islamica dell'Asia centrale.
Nella scelta dei piatti sarete aiutati da un precisi elenco
degli ingredienti - compresi quelli surgelati segnalati da
un asterisco - e dalla presenza di simboli (una, due o tre
bombe pronte ad esplodere) che vi daranno l'idea di quanto
piccanti siano le specialità. Ma non temete esplosioni
nel palato: si tratta di preparazioni di grande equilibrio,
speziate e freschissime insieme. Gettatevi a capofitto sul
riso basmati con i gamberi o con le verdure, sul pollo in
salsa di cipolle e methi (un'erba simile alla menta), sui
gamberoni usciti dal forno tandoor, sul montone in salsa curry,
sulle lenticchie, le melanzane affumicate e cucinate in umido,
sui cavoli con patate... Piatti che sembrano in realtà
molto uguali a vedersi, con colori un po' spenti tendenti
sempre al giallo e al marrone (e per evitare l'impatto cromatico
che le luci sono così basse, quasi catacombali?), ma
incredibilmente diversi, ricchi, complessi, quasi inafferrabili
per il nostro palato. Non si può assaggiare tutto.
Sarà per la prossima volta. Per adesso si può
concludere con il freschissimo gelato di pistacchi e frutta
secca o con il budino di riso e latte. Da bere si può
scegliere tra diverse e curiose birre indiane oppure tra qualche
bottiglia di vino (in prevalenza trentini e toscani). Alla
fine non cercate un caffè. Non lo troverete. Al suo
posto c'è un tè speziato con il latte. Qui sì
che bisogna spogliarsi di tutti i sapori già conosciuti
e azzerare il palato, ma alla fine ne vale la pena.
Conto intorno ai 20/25 euro per uno dei ristoranti etnici
più interessanti d'Italia (altro che la maggior parte
dei nostri tristi cinesi...).
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